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Nelle ultime settimane la stampa internazionale ha dato notizia di numerosi crimini attacchi compiuti su scala globale a danno di imprese, istituzioni pubblici, organizzazioni non governative e cittadini privati. Le statistiche diffuse dalle agenzie specializzate in sicurezza informatica danno conto di un incremento esponenziale nella quantità e nella scala di diffusione degli attacchi informatici che hanno come obiettivo il furto di credenziali e dati personali.

Il dilagare di questi episodi di cybercrime è agevolato dalla insufficienza delle misure di sicurezza adottate dai sistemi che ne sono colpiti. L’utilizzo di sistemi non aggiornati od obsoleti, l’utilizzo di credenziali non sicure o il ricorso a prassi interne nella gestione dei dati può portare a ripercussioni molto serie a danno delle imprese, rappresentate non soltanto dai danni diretti causati dall’attacco informatico (perdita dei dati, blocco dei sistemi, sottrazione di informazioni o segreti aziendali), ma può esporre le imprese ed i titolari dei trattamenti a sanzioni amministrative e penali anche gravi nonché ad azioni risarcitorie promosse dagli interessati.

Apple Pay is, as known, the uprising Apple E-Payment service aimed - through allowing consumers to make secured purchases using a credit or debit card associated with a supported Apple mobile device - to provide them with “an easier way to pay in stores”; “an easier way to pay within apps” and, more generally, “an easier way to pay on the web.

As stated on www.apple.com/apple-pay website, indeed, “your card details are never shared by Apple when you use Apple Pay, making payments with your iPhone, Apple Watch, iPad, and Mac is the safer, more private way to pay”.

Lo scorso 18 maggio 2017 avanti alla Corte di Giustizia si è svolta l’udienza relativa alla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte di Cassazione italiana per ottenere chiarimenti circa il trattamento IVA dei servizi di trasporto inbound, ossia dagli spazi aeroportuali fino a destinazione all’interno di uno Stato membro, delle merci importate con la clausola “franco destino” (che si distingue dalla clausola “franco confine” in quanto le spese di trasporto sul territorio nazionale sono incluse nella base imponibile in dogana).

Il rinvio trae origine dalla controversia fra la società FEDERAL EXPRESS EUROPE INC. (FedEx), filiale italiana della multinazionale FedEx Corporation, e l’Agenzia delle Entrate, la quale aveva contestato alla contribuente di non aver assoggettato ad IVA le spedizioni di documenti e beni importati di valore inferiore ad euro 22,  eseguite in favore dei destinatari sul territorio italiano nel periodo d’imposta 2007.

La Fintech resta, nel nostro paese e in Europa, in cerca di un Legislatore.

Lo ha ricordato pochi giorni fa, in occasione della relazione annuale dell’autorità dell’ 8 maggio 2017, il Presidente Giuseppe Vegas, evidenziando l’ormai cogente necessità di nuovi interventi regolamentari in tema di finanza digitale.

E’ in questa prospettiva che il 25 maggio prenderanno il via, presso le sedi della Commissione nazionale per le società e la borsa di Roma e Milano, i lavori della task force appositamente istituita dalla Consob per ipotizzare il futuro della regolamentazione della finanza digitale nel nostro Paese.

L’11 maggio l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha comminato a WhatsApp una sanzione di 3 milioni di euro per aver posto in essere una pratica commerciale scorretta nei confronti dei consumatori, vietata dal Codice del consumo. Secondo l’AGCM, nell’agosto 2016 WhatsApp ha indotto i propri utenti ad accettare integralmente le modifiche apportate ai termini di utilizzo dell’applicazione WhatsApp Messenger, pre-impostando l’opzione che consente la condivisione con Facebook di alcuni dati personali a fini di profilazione commerciale e pubblicitari; in caso di non accettazione veniva prospettata l’interruzione del servizio.

L’AGCM ha respinto le difese di WhatsApp, che nel corso dell’istruttoria aveva sostenuto tra l’altro che l’Autorità Antitrust dovesse sospendere il procedimento sin tanto che il Garante della Privacy non si fosse pronunciato sulla fattispecie, in merito alla liceità del trasferimento dei dati. A tale riguardo, l’AGCM ha affermato che “[i]n linea di principio, la circostanza che alla condotta della Parte sia applicabile il Codice della privacy, non la esonera dal rispettare le norme in materia di pratiche commerciali scorrette, che rimangono applicabili con riferimento alle specifiche condotte poste in essere dal Professionista, finalizzate all’acquisizione del consenso alla condivisione dei dati personali” (cfr. provvedimento PS10601).

Il 10 maggio la Commissione europea ha reso note le risultanze finali dell’indagine conoscitiva avviata due anni fa in materia di commercio elettronico.

Per quanto concerne i beni di consumo, l’indagine conferma che nell’ultimo decennio l’e-commerce ha avuto un impatto significativo sulle strategie distributive delle imprese e sui comportamenti dei consumatori.

Il canale online ha accresciuto la trasparenza dei prezzi, consentendo tuttavia in alcuni casi comportamenti opportunistici negativi di free riding. L’accresciuta trasparenza ha anche accentuato la concorrenza in materia di prezzo, non sempre positiva per i consumatori quando avviene a discapito della qualità e dell’innovatività dei prodotti.

Con provvedimento pubblicato il 2 maggio, l’AGCM ha comminato una sanzione di 200.000 euro a Engie Italia spa per le commissioni applicate ai consumatori in relazione al pagamento online delle bollette elettriche tramite carta di credito.

Secondo l’AGCM, l’art. 62 del Codice del consumo vieta alle imprese di addebitare ai consumatori costi aggiuntivi in relazione all’utilizzo di uno strumento di pagamento.

La settimana dell’e-Commerce, promossa dalla Conferenza della Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) - principale organo sussidiario permanente dell’ONU operante nei settori del commercio, sviluppo, finanza, tecnologia, imprenditoria e sviluppo sostenibile - è entrata ieri nel vivo con l’evento pivot “Digital Transformation for All: Empowering Entrepreneurs and Small Businesses”, tenutosi nella sala dell’Assemblea Generale del Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra.

Oltre 600 delegati provenienti da 70 Paesi del mondo hanno avuto l’occasione di confrontarsi sulle tematiche relative alle prospettive di sviluppo futuro dell’e-commerce con un panel di eccezione composto, tra gli altri, da da Mukhisa Kituyi, Segretario Generale dell’UNCTAD, Jack Ma, Special Adviser dell’UNCTAD per l’imprenditoria giovanile e le piccole imprese e fondatore e CEO di Alibaba Group, Roberto Azevêdo, Direttore Generale del WTO e Houlin Zhao, Segretario Generale dell’ITU.

The European Commission published today a proposal for a Directive to empower EU National Competition Authorities (NCAs) to be more effective enforcers when prosecuting anticompetitive conducts by the undertakings pursuant to Articles 101 and 102 TFEU and correspondent national provisions.

Among the shortcomings tackled by the Proposal, the European Commission underlines that currently “the majority of NCAs cannot notify key enforcement measures or request the enforcement of their fines cross-border if the infringer has no legal presence in their territory. Such companies currently have a safe haven from paying the fine”.

L’obbligo dei venditori di beni e servizi in transazioni B2C (Business to Consumer) di fornire nei propri siti web un link elettronico alla piattaforma di ODR gestita dalla Commissione Europea[1], previsto dall’art. 14 del Regolamento 524/2013/UE[2], nel caso di transazioni concluse mediante l’utilizzo di piattaforme marketplace sussiste soltanto in capo al provider della piattaforma (ad es. Amazon, eBay) e non anche in capo ai singoli venditori.

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